Apprendista fotografo innamorato dell'Italia e dei suoi artisti.
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Tina Modotti raccontata dall’amica Elena Poniatowska

Da bimba a Udine la mamma la chiamava Tinissima, e lei, Assunta Adelaide Luigia Modotti detta Tina, nata a cavallo del nuovo secolo, di quell’infanzia esuberante e felice, malgrado la povertà, porterà per tutta la vita tante cose. Compreso il nome, un superlativo, chè altro non poteva essere per una donna così speciale… E altro non poteva scegliere come titolo Elena Poniatowska, per il suo libro su Tina Modotti, Tinissima, che però a differenza delle indicazioni di copertina, La vita di Tina Modotti, fotografa e rivoluzionaria della biografia ha molto poco. Non ci sono sfilze di dati, pretese di “oggettività”, testimonianze, anche se poi è un lavoro che è costato all’autrice più di sedici anni nel corso dei quali ha incontrato le persone (quelle sopravvissute) vicine a Tina, compreso Vittorio Vidali che fu il suo ultimo compagno. C’è in ogni pagina del racconto un’oscillazione che ne sposta di continuo il punto di vista finchè Tina, emigrante bambina in terza classe sulle navi stracolme di italiani “chè si va in America…”, attrice hollywoodiana, spirito acuto, libero, sensuale, comunista rivoluzionaria, arriva a incarnare le energie di una parte del secolo, le sue utopie più estreme ed innocenti, i suoi colori più brillanti destinati presto a infrangersi e smorzarsi in cupi bianco e nero.

Tina muore nel 1942, su un taxi a Città del Messico, la città che tanto aveva amato persino negli episodi più dolorosi della sua esistenza. Ha poco più di quarant’anni, ha sfidato da donna qualunque regola della società che la circonda, ha attraversato guerre, ideali, radicali sovversioni artistiche. Intorno alla sua porno gratis si scateneranno i “moralisti” che non l’avevano mai amata (compresi alcuni tra i suoi compagni di partito), che non potevano accettare la sua pienezza, il suo istinto prezioso più di ogni lettura…

Anche all’inizio del libro c’è una morte, quella di Julio Mella lo studente rivoluzionario cubano che è stato l’amore più intenso nella vita di Tina, ucciso a tradimento nelle stesse strade dai sicari cubani del colonnello Machado. E anche in quella occasione Tina accusata di ogni delitto dalle autorità messicane che coprivano Cuba e detestavano i comunisti. Giudici e curiosità morbosa, giornali che la attaccano, che frugano in ogni angolo della sua vita. La Storia visibile. Poi c’è Tina in quello che è quasi un diario privato, coi suoi incubi notturni, il bisogno disperato di Mella, il loro modo di fare l’amore, i corpi che si fondono e vivono come uno solo…

Dove è Tina e dove Elena Poniatowska in questo percorso è difficile dirlo. E non perché la scrittrice e giornalista messicana parli di sè attraverso il suo personaggio. Nata a Parigi nel 1933, figlia del principe Jean A. Poniatowski, erede alla corona di Polonia e di una nobile messicana, Dolores Amor, la cui famiglia venne espulsa da Messico rivoluzionario, Elena Poniatowska sembra vivere in un mondo lontano da quello di Tina. Ma è il rischio del mito. E la sua bellezza. E’ facile farsene catturare, e rifletterci quelli che sono anche le proprie passioni.

A differenza però, ad esempio, del romanzo su Tina Modotti scritto da Pino Cacucci, dove il percorso era tutto interno allo scrittore, qui Tina è presente, viva, corpo e bellezza desiderata, naturalezza e contraddizioni. E non importa se i dubbi siano di Tina o di Elena, se quell’interrogarsi sul conciliare donna e artista, sulla capacità di fare invece che disperdersi nel mondo seguendo la sua curiosità siano della fotografa o della scrittrice. Certo, il Mito talvolta è quasi ingombrante, specie nella seduzione verso i primi anni di Tina (forse perché i più vicini come ambiente a quelli della scrittrice) quando ventenne viveva col fotografo Edward Weston. Sono gli anni dell’arrivo in Messico, delle scoperte, del gruppo di intellettuali ricchi e progressisti, del gusto di una provocazione quasi situazionista che usa l’arma dell’arte per capovolgere il mondo. Tutto è bellissimo per Tina e Weston, ogni volto, ogni pezzetto di quel cielo che è già una risposta al “loro” occidente video porno. E Tina l’amano tutti. E’ bella, sa sentire il suo corpo, sa muoversi con una naturalezza consapevole che le permette di farsi fotografare nuda, rendendo i sapori antichi che sapeva scoprire intorno a sé.

Poi verrà la politica (ma in famiglia erano anarchici e lei nell’uguaglianza aveva sempre vissuto…), il partito, la clandestinità vissuta con Xavier Guerrero, con Mella. Sono gli anni in cui la Tina di Poniatowska lavora nelle sezioni e di nascosto continua la ricerca sulla fotografia, insofferente all’idea di usarla come semplice “documento”. Gli anni in cui si infagotta negando il corpo e resta delusa dal fatto che “il compito principale delle donne in seno al partito consisteva nel prendersi cura dei loro uomini…”. Finchè non arriva Julio, “quando la vita stava per farsi opaca…”. Non è casuale allora che l’inizio e la fine della storia siano Tina e Julio, chè l’uno per l’altra (per Poniatowska?) sono una rinascita. Poi per Tina ci saranno altri incontri, altri viaggi, Berlino, la guerra di Spagna, il nuovo amore, Vittorio Vidali…E alla fine del millennio la Tina contemporanea è forse proprio in questo diario privato (che è già uno script..), nelle domande più che nelle risposte, nei dubbi più che nella fiducia. In tutto quanto insomma si può catturare dentro di lei, portandone con sé la forza.