Archivio di novembre 2009
recensione Il Mucchio (dicembre 2009)
Una personalità notevole, quella di Simona Darchini in arte Gretchen, come messo inequivocabilmente in luce da questo debutto solistico che segue la positiva esperienza vissuta come bassista dei Karmica*: undici episodi strutturalmente scarni ma quasi sempre sostenuti da una grinta e una ruvidezza di stampo rock, espresse in soluzioni chitarristiche per lo più abrasive, parole belle e profonde intonate/declamate con voce potente e duttile, atmosfere dove la luce stenta a insinuarsi tra ombre peraltro non opprimenti. C’è già chi vede in lei una sorta di alter ego al femminile, con un assetto strumentale comunque più ricco e policromo (in alcune tracce, anche il violino di Nicola Manzan), de Le Luci della Centrale Elettrica e non è così assurdo: a noi, però, la ventiduenne romagnola fa pensare più alla PJ Harvey abrasiva di Dry o una versione selvatica della prima Cristina Donà, efficacissima nell’evocare attraverso sonorità istintive e vibranti una vasta gamma di emozioni sempre intense. Non c’è un solo riempitivo, in Gretchen pensa troppo forte (a proposito: splendido anche il titolo), e – anzi – è difficile trovare canzoni che non colpiscano subito con la loro graffiante piacevolezza e la loro inquietudine positiva … e questo rende Simona Gretchen più di una promessa. Se non si perderà per strada, è destinata ad accompagnarci, e probabilmente sorprenderci, ancora per molto tempo.
Federico Guglielmi
Federico Guglielmi intervista in diretta telefonica Simona Gretchen su Radio1/Stereonotte (29 novembre 2009)
Per la puntata del 29 Novembre (tra sabato e domenica) Stereonotte è : Speciale Indipendenti!
Proponendosi come naturale seguito dell’Invito Personale della sera prima, Stereonotte offre una puntata particolare interamente dedicata alla musica italiana meno visibile a livello di grandi media, modificando di conseguenza la sua abituale formula. Nella prima parte (00.25-1,00) ci si occuperà dei vincitori dei PIMI 2009, il Premio per la musica indipendente nazionale. Il secondo segmento (1,00-2,00) sarà monopolizzato dalle novità discografiche italiane di area indie; prevista anche un’intervista in diretta con la promettentissima cantautrice esordiente Simona Gretchen. Il cuore del programma (2.00-5.00) ospiterà poi un’ampia carrellata storica sugli ultimi trent’anni di musica alternativa realizzata in Italia (con collegamenti telefonici con artisti e operatori del settore presenti al MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti e delle Autoproduzioni di Faenza). Altri artisti di casa nostra saranno infine protagonisti del solito congedo pop dell’ultima fascia (5.00-5,30).
Stereonotte è condotto da Federico Guglielmi con la regia di Alessandro Cerratti, responsabile Gianmaurizio Foderaro.
Stereonotte va in onda il sabato notte dalle 0.30 alle 5.30
http://www.radio.rai.it/radio1/radiounomusica/stereonotte.cfm
recensione Rockit (novembre 2009)
In quanti la chiameranno Le luci della centrale elettrica al femminile? In tanti, ci scommettiamo. Senza nemmeno tutti i torti, a dire la verità: Fockus, Ieri, Non trovo più le chiavi, hanno la stessa furia logorroica dei racconti tossici di Vasco Brondi. Forse, insieme a quella dei nuovi romantici alla Dente, sta crescendo una generazione di arrabbiati cantautori neo-punk, figli post-ideologici dei Cccp, che pensano (troppo?) forte sulle macerie di un mondo che non si sa come ricostruire. Come una Meg più distorta, come una Ginevra di Marco meno noiosa, Simona scrive impetuosa pagine di un diario indie-folk cupo e introspettivo, forse ancora con qualche rigurgito adolescenziale nella sua rabbia così assertiva. Ma tutto sommato, visto che questa adolescenza sembra essere stata trascorsa in buona parte immersa a tutto volume nella New York noise-punk di Velvet Underground e Patti Smith, e visto che non è nemmeno troppo lontana nel tempo – 22 anni. Avercene, di ventiduenni così! – non viene voglia di essere tanto cattivi se a tratti si avverte un sentore di vomitata autoreferenziale-sono-troppo-intelligente-per-questo-mondo. La ragazza si farà (speriamo).
Letizia Bognanni
http://www.rockit.it/album/12006/simone-gretchen-gretchen-pensa-troppo-forte
recensione e intervista YourBandsReview (novembre 2009)
Simona mi ha mandato quest’album, il suo primo FL in uscita a fine novembre per la Dada Records. Le prime tracce mi catapultano in una claustrofobica cantina noise dove a dare spettacolo sono la sua voce densa di rabbia adolescenziale e un’atmosfera satura di feedback e giri minimal noise.
Da subito intuisco che la direzione artistica è incentrata sulle liriche, e a suggerimento è anche la voce, decisamente cantautoriale.
Ottimi arrangiamenti di chitarra in Cera, in cui arpeggi delicati si intrecciano in un pattern, ancora una volta, ideato per ospitare la favola dark che la voce di Simona va a raccontare.
Da qui in poi noto una certa influenza CCCP, ma anche De Andrè e Patti Smith, il disco sfuma, quindi, sempre meno claustrofobico e sperimentale e sempre più folk.
Ai primi ascolti la voce può sembrare un tantino monotona, rischio scontato quando si prende un genere come il cantautoriale italiano e lo si incastona in un rock più fresco, se non altro in età.
Tuttavia, seppur ancora un po’ immatura, la musica di Simona ha dalla sua una ferrea determinazione, la quale è stata riconosciuta anche da RockStar che l’ha inclusa nella sua compilation di novembre.
La produzione è in linea con la direzione artistica di Simona, alternative e minimale che prende spunto dai grandi dischi di questo genere (P.J. Harvey, Liz Phair).
Ansioso di avere un riscontro live, territorio nel quale si presenta in trio, faccio i miei complimenti a questa ragazza romagnola che a soli 22 anni è riuscita ad attrarre le attenzioni di un’etichetta indie con la semplicità della sua musica minimale e delle sue favole oscure.
Ciao, innanzitutto ti va di presentarti ai lettori di questo blog?
Buongiorno. Sono le 6 del mattino e tutto va bene. Mi chiamo Simona Gretchen, ho 22 anni e un’amica immaginaria di nome Margherita.
Quando e come è iniziata la tua carriera musicale?
Ho cominciato a suonare la chitarra a 12 anni. Questo non deve farvi pensare che sia una virtuosa o chissà cosa. Penso di aver capito di voler suonare in un gruppo ascoltando gli Smashing Pumpkins. Ho fatto parte di varie band, come chitarrista, suonando punk, grunge, indie-rock. Sono passata al basso per entrare nei Karmica*, formazione indie-rock di Faenza, con cui ho condiviso due anni e mezzo di live. Simona Gretchen è un progetto recentissimo, nato nel settembre 2008. Non ricordo episodi particolari che mi abbiano spinto a prendere in mano uno strumento, l’attrazione nei confronti di strumenti a corde e tastiere parlava da sé. Ringrazio il fatto che i miei genitori abbiano sempre avuto gusto nei loro ascolti e mi abbiano appoggiato fin dall’inizio. L’unico vero dubbio amletico era se scrivere di musica o suonare …
Le tue 5 influenze principali.
I Velvet Underground
i romanzi di Leonard Cohen, insieme alle sue stupende canzoni e poesie
figure femminili terribilmente affascinanti quali Patti Smith, Nico e Pj Harvey
il punk e l’hardcore che mi hanno scosso nei centri sociali
Schubert
Cosa ne pensi del music business in Italia e della musica italiana in generale?
Penso che dovremmo smettere di parlare della musica italiana e parlare di ciò che esce in Europa e nel mondo. Smettere di vedere il nostro piccolo microcosmo pieno di difetti e anacronismi come un riferimento per il dibattito musicale. In poche parole: cercare di eliminare quella prospettiva e allargare gli orizzonti di confronto. Tanto per cominciare. In Disco Dada ho trovato questo tipo di approccio e non potrei collaborare con persone che sento più vicine in questo senso.
Quali sono le ragioni che ti spingono a fare musica/arte in generale?
Egocentrismo suppongo. Penso che l’artista sia fondamentalmente egocentrico e un tantino narcisista, cerco solo di non esserlo in maniera pesante per il prossimo. Penso che sia molto facile venire fraintesi: c’è chi pensa che un artista si prenda molto sul serio solo in quanto tale … mi è capitato di confrontarmi con persone che avevano completamente ignorato (seppur in buona fede) il profondo sarcasmo di certi miei testi. Penso che l’arte insegni a essere sovraesposti ed educhi allo stesso tempo all’autoironia, se si è in grado di convogliare le energie al meglio. Se poi non sempre certe cose vengono recepite … c’est la vie.
Di cosa parlano i tuoi testi?
Di me fondamentalmente. Quando non parlano di me parlano di cose che ho visto nella vita reale o nei sogni, che non considero meno reali. Penso che Gretchen pensa troppo forte sia un disco autobiografico in maniera ossessivo-compulsiva.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Vi ringrazio per la recensione al mio disco in uscita e per quest’intervista, e porgo i miei saluti ai lettori.
http://yourbandsreview.blogspot.com (vedi 13 e 19 novembre 2009)
recensione Musicaoltranza (novembre 2009)
Appena conosciuta qualche anno fa, ho capito subito che Gretchen pensa troppo forte. E’ il titolo del suo disco. Simona Gretchen canta: Questa voce che mi uccide / io la imploro di tacere. Un linguaggio testo/musica sofisticato, chitarre ostinate e indubbie in Le mie fate e Cera che -arrivano a frotte fin troppo sicure/truccate e vistose si appoggiano al muro-, il breathing del violino di Nicola Manzan, inteso anche come pregio per il brano.
Anche se possiede un suo percorso voce e musica, Simona Gretchen ricorda la scuola di De Andrè. I concetti di Fockus dai suoni elettrici indistinti rievocano pure un lato dark. Segno lo spessore e l’energia di Due apprendisti e la vigorosità di Bianca in fondo al mare nonché la voce dinamica della Gretchen.
L’ironia in come si presenta / è il sorriso di chi mi paga e compra / L’ironia in come si presenta / è il sorriso di chi mi paga e compra / Liberate le parole / trafiggete le calunnie e frodi / rivolgete voci e occhi all’illusione, sono solo alcune fasi a recitativo e si protrae con O nostre pelli, un’esecuzione eloquente e fondamentale, un esercizio ritmico/vocale. Gli accenti delicati ed esaltati al contempo, la voce corposa insieme all’arco ricordano suoni classici contenuti ed evidenti. L’essenziale sibilo della voce e delle chitarre in Simpatia per B.C., Ieri e Non trovo più le chiavi, rendono spaziosità intesa come teatro/canzone che richiede azioni chiave fra gli strumenti.
Simona Cannata
recensione Indie-Eye (novembre 2009) – disco della settimana su Indie-Eye Network
Con una ferocia non comune la musica di Simona Gretchen rimane ancorata agli appigli di una scrittura interiore sofferta e impalpabile, un racconto che si manifesta quasi sempre dallo scontro positivamente irrisolto tra parola e deriva sonora; se lo spettro di certo Ferretti, la claustrofobia anche fonica di Clementi, i giochi palindromi di Battiato, il folk popolaresco e politico di Anna Identici, Cale e Nico con le loro liturgie più paranoidi entrano dalla finestra per risonanze e suggestioni, escono dritti dalla porta principale lasciando spazio al disegno di un’artista con un’identità molto rara, capace di estrarre il cervello dallo stomaco. Due testi, quello sonoro e l’immagine poetica, collocati in abisso. A volte è più forte il pensiero di avere pensato qualcosa di vero, litania ossessiva capace di biforcare la ritmica di Alpha Ouverture, quale sia il contenitore è difficile stabilirlo; si apre così Gretchen pensa troppo forte, nel segno della separazione tra visione e pensiero. Alla semplicità crudele di brani come Le mie fate, Cera, Due apprendisti e la splendida Bianca in fondo al mare, quasi sempre in bilico tra racconto popolare e una visionaria politica dei sentimenti, fa eco il punto di vista sdoppiato e caotico di episodi come Fockus e soprattutto O Nostre pelli; immersi come sono in un percorso diseguale e accidentato, non si limitano a delineare dissonanze di convenienza o a servirsi del tessuto sonoro come di un abbellimento generico, al contrario, la parola va a sbatterci contro, si inceppa, prende una strada diversa e complica l’ascolto. Senza farsi inghiottire da immagini raccontate con furia ipertrofica, Simona scolpisce e colpisce a morte con la parola; un vomito generazionale che a Vasco Brondi vien fuori rimanendo ancorato alla superficie e che Simona Gretchen rende finalmente politico in un dipinto di musica e segni.
Michele Faggi
recensione Blow Up (novembre 2009)
Simona Darchini (Gretchen è un congnom de plume) opta, nonostante la giovane età (22), per il lato oscuro. Ma oscuro sul serio, e non in senso dark giovanilista. Nello specifico, sporca il suo cantautorato, anche classico nella scrittura, con derive wave; gioca con i versi e gli accordi con un passo che riporta dritto ai tempi dei Dischi del Mulo. Qualcuno certo li ricorda. Ma Simona? Chissà. Le parole, come già quelle dell’altro enfant prodige Le luci della centrale elettrica, a tratti fanno tornare in mente il Giovanni L Ferretti pre Damasco (Non bevo / Non fumo / Non dormo nel manto, Ricordami di santificare le feste / il padre e la madre / la terra su cui poggio i piedi / la crisi economica), la voce pare viverle come faceva un tempo Mara Redeghieri, negli Ustmamò (Le mie fate). Ma ricordi e rimandi a parte, Gretchen pensa troppo forte è un album originale e vivo, che sa imporsi canzone dopo canzone, vincendo coi fatti un pregiudizio magari sbagliato ma presente (quante cantautrici indie ci sono nel Bel paese?). La musica è fatta di poco, ma quel poco è usato con sapienza. La chitarra fa più o meno da sfondo fisso, ma si sdoppia in bordoni elettrici, si avviluppa con un violino insistente, lascia posto al pianoforte di tanto in tanto, sa essere compagna delicata per la voce e partire per la tangente quando deve. Insomma, non ci si annoia tra i pensieri di S.G. e, per di più, si ha la distinta impressione di veder nascere un germoglio di un albero nobile e solido del rock nostrano, quello che ha rami diversi come Massimo Volume, Diaframma, CCCP o Cristina Donà ma, insomma, condivide una radice. Spiegarla è, almeno senza mordersi la coda, impossibile. Una cosa è certa, non nasce, come tanta musica giovane oggi, all’estero. Se lo è mangiato anni fa, l’estero, e oramai lo ha digerito in qualcosa di profondamente diverso e nostro. Brava e coraggiosa, Simona. Pensare, contrariamente a quello che può sembrare oggi, non nuoce quasi mai. Anzi. (7/8)
Marco Sideri