Archivio di maggio 2010
Daniele Catena intervista Simona Gretchen su Aut (aprile 2010)
Claustrofobica e intrigante
Simona Gretchen è nuova nel panorama musicale. Ha appena pubblicato il suo primo album solista, Gretchen pensa troppo forte, e noi di Aut ve lo consigliamo. Cantautrice indie/folk/noise, la Gretchen ci racconta della sua musica e dei diritti negati nell’intervista che le abbiamo fatto.
Come ti descriveresti per farti conoscere dalle persone che ancora non hanno ascoltato i tuoi lavori?
Mi hanno definito come una cantautrice indie/folk/noise. Credo che in fondo la cosa abbia senso: il disco che ho pubblicato, Gretchen pensa troppo forte, che è il mio primo disco da solista, è il risultato dell’impegno nel miscelare l’influenza che su di me hanno avuto artisti come Leonard Cohen, Fabrizio De André, Angelo Branduardi, solo per citarne alcuni, con il mondo musicale nel quale sono propriamente cresciuta, fatto di sonorità aspre e spesso violente, di concerti hardcore, di noise, grunge, wave, e di esperienze musicali in band indie e punk (come chitarrista e bassista).
La tua musica è un melting pot di sonorità folk e rock mentre le parole sembrano essere studiate e poste insieme per ottenere un particolarissimo effetto che affascina. Come crei il tuo stile? Quali sono le tue muse?
Cercando, appunto, di fare un passo in avanti su un percorso (peraltro già recentemente intrapreso da altri artisti, giovani e meno giovani) che ci sta via via portando al di là delle barriere del cantautorato tradizionale, per farlo implodere e ridefinirne l’assetto. Personaggi come Nico o PJ Harvey mi hanno decisamente ispirato in questo senso. Voglio che i miei testi siano profondamente autobiografici, voglio creare catarsi, voglio osare forzando la metrica. Voglio che un arrangiamento sia funzionale alle liriche (o alle declamazioni) che sostiene, ma allo stesso tempo evochi atmosfere e fascinazioni che si reggano autonomamente.
Alpha Ouverture è un pezzo potente, isterico, quasi tribale. Che tipo di distribuzione hai scelto e come è nato il concept del video?
Alpha Ouverture non ha avuto una distribuzione vera e propria. E’ il brano d’apertura del disco, capace di introdurre chi è in ascolto all’atmosfera onirica (e, diciamolo pure, un po’ inquietante…) di cui è poi pervaso l’intero Gretchen pensa troppo forte; per questo l’abbiamo scelto come potenziale singolo e ne abbiamo girato un video. Nicola Pederzoli e Marco Tassinari sono stati fantastici nel cogliere nelle riprese, e ancor più in fase di montaggio, quella dimensione distorta e un po’ morbosa che ne doveva trapelare. Mi piace l’idea che il risultato sia allo stesso tempo claustrofobico e intrigante. E sono felice del fatto che in molti abbiano riconosciuto che si sia parecchio osato, rispetto ai canoni italiani, in certe scelte stilistiche e di contenuto, nella realizzazione del videoclip in questione. Video che ha fra l’altro ottenuto un’esclusiva sul sito di Rolling Stone, qualche tempo fa. Ora lo si può trovare su YouTube o sulla mia pagina MySpace.
Qual è il tuo rapporto con la comunità glbt e cosa pensi dell’attuale situazione dei diritti?
Ne sono parte, sono bisessuale dichiarata. Penso che ci siano molte lacune, quanto a diritti abbiamo un mucchio di strada da fare, e l’omofobia non diminuisce. Anzi, a volte ho l’impressione che certa violenza sia un fenomeno in aumento. Figlia, come spesso accade, dell’ignoranza e della noia. E, nondimeno, del fatto che siamo ancora troppo in pochi a fare coming out. Quanto a questioni su cui si dibatte spesso, come il matrimonio omosessuale, dico solo una cosa: io lo abolirei come istituzione, il matrimonio, non faccio testo. Ma, finché esiste, non capisco perché ci sia qualcuno che abbia diritto di decidere con chi ci si possa o meno sposare o crescere bambini. Non ho mai creduto nella famiglia intesa in senso tradizionale… E non fraintendetemi, la mia non è rivalsa personale: i miei genitori si sono sposati in chiesa e sono persone inattaccabili sotto qualsiasi punto di vista, che hanno una loro coscienza e una loro etica. E che comunque mi hanno sempre rispettata. Dico solo che il mondo là fuori è fatto di tanto altro e non basta accontentarsi della propria isola felice se si vogliono migliorare le cose per tutti… C’è un sacco di gente che non è cresciuta nella serenità in cui sono potuta crescere io. La politica, la vera politica, è di questo che dovrebbe occuparsi, fino a prova contraria. E sono disgustata dalla leggerezza, dalla volgarità e spesso dall’incompetenza con le quali vengono affrontati determinati temi in questo Paese.
Gli artisti gay sono tanti ma davvero in pochi fanno coming out. Cos’è tutta questa paura di venire allo scoperto e soprattutto, perché dissimulare? L’ambiente musicale è davvero così omofobo o la paura è solo uno stato mentale nella testa degli artisti?
In realtà non saprei. Io consiglio sempre e comunque il coming out a chiunque. Venire allo scoperto in massa penso sia l’unica vera strada possibile per sbattere la realtà in faccia a chi non coglie evidentemente la rilevanza del fenomeno. E per abbattere via via l’omofobia che è comunque, in alcuni ambienti maggiormente e in altri in modo minore, presente. Scherzi a parte, credo il primo passo da fare sia mandare a quel paese il proprio stato mentale (non dico sia semplice per tutti allo stesso modo, ma che ne valga la pena sicuramente sì) e uscire fuori. Ne sono profondamente convinta. Nel frattempo, una nota positiva: noto molta solidarietà all’interno della comunità glbt. Fra artisti poi, la cosa diventa ancora più evidente. Trovo fondamentale che si possa contare su una comunità di persone unite, e non divise, dalle stesse speranze per una situazione futura migliore (si spera) non troppo lontana.
di Daniele Catena
recensione Velvet Goldmine (dicembre 2009)
Simona Darchini, in arte Gretchen, ha solo ventidue anni ma ne dimostra almeno una decina in più, sia come scrittura che come bagaglio culturale musicale; novità e scoperte simili, negli ultimi anni, sono ben accette, molto grezze ed oscure. E’ così che ci piacciono.
Molto originale come album, le sue canzoni seguono una linea propria che, ascolto dopo ascolto, viene vista chiaramente anche dall’ascoltatore; i testi sono un pugno nello stomaco, immagini dirette ed esplicite, mentre il suono è povero ma ben strutturato. La chitarra, il piano e poco altro, colorano la voce, la quale riesce ad animare le parole dette tra i denti.
Musica così ce ne vorrebbe di più, un miscuglio tra CCCP, Cristina Donà, Ustmamò, Luci della Centrale Elettrica e Massimo Volume. Il suo pensare troppo forte ha dato origine a queste undici perle scure, speriamo solo che sia solo l’inizio di una bellissima scoperta, non il risultato di un qualcosa che non si potrà ripetere.
Per il resto, ascoltatelo a fondo.
Hank
http://velvetgoldmine.iobloggo.com/634/simona-gretchen–gretchen-pensa-troppo-forte
recensione Sound and Vision (gennaio 2010)
Album di debutto per Simona. Sicuri che sia un lavoro d’esordio? No, perché a sentire questi undici pezzi tutto può venire in mente tranne il fatto di trovarsi dinanzi ad un’opera prima. Gretchen pensa troppo forte trasmette intensità, stile, poesia, schiettezza, rabbia, introspezione, significati, politica, teatralità, maestosità, riservatezza, pacatezza, lucidità: alzi la mano chi attribuirebbe tutto ciò ad un debuttante. Un lavoro assolutamente ben fatto, dove sonorità crude si accompagnano a momenti di vocalità sublime, dove ditorsioni sonore si abbinano a tratti puliti e diretti, dove pezzi come Alpha Ouverture ricordano fusioni tra la musica dei Nirvana e le parole di Pierpaolo Capovilla … sublime. Le mie fate e Cera denotano una semplicità talmente azzeccata da risultare splendide aperture alla magnifica Bianca in fondo al mare, sentimentale, penetrante dritta al cuore e con un coinvolgimento sonoro perfetto per la scena che non può non crearsi nella mente dell’ascoltatore. Degne di nota (ma non le sole) Simpatia per B.C., melodica e distorta, e Non trovo più le chiavi, ottima chiusura di un album che, in un periodo dove nascono come funghi fenomeni più o meno ridicoli, rende più tranquille le anime di chi vive di musica.
Complimenti.
Matteo Visentin
“Petrina vs Gretchen” – su Mentindipendenti (marzo 2010)
Ancora dobbiamo smaltire la scorpacciata di musica “nuova” dell’ultimo anno trascorso (tra Dente, Ministri, Beatrice Antolini, Calibro 35, Teatro degli Orrori, ecc.), che già dobbiamo (questo è il mio consiglio) rimboccarci le maniche, aprire il cassettino del lettore cd e inserire roba nuova, fresca.
Partiamo da due perle al femminile: In Doma di Debora Petrina e Gratchen Pensa Troppo Forte di Simona Gretchen. Non hanno molto a che fare, tra di loro, ma sono allo stesso modo espressioni della nuova incredibile vitalità dell’ambiente musicale italiano.
La prima parte dal suo pianoforte per avventurarsi nelle terre del jazz, dalle valli più classiche alle vette più moderne, deviate fino a ritmi urticanti, alla Beatrice Antolini. Il disco è molto suggestivo, ed esprime con forza il talento artistico che Petrina aspetta solo di far conoscere al grande pubblico. La seconda è stata subito etichettata come l’alterego al femminile de Le Luci Della Centrale Elettrica…a me non piace questo giudizio frettoloso, perché molte sono le sfumature che differenziano la Gretchen da Vasco Brondi. Nonostante ciò è evidente la similitudine con questo per quel che riguarda la forza delle liriche, i testi taglienti e introspettivi, gli arrangiamenti scarni. Senza farsi impressionare dall’ombra costante di Brondi, Simona avrà altrettanti argomenti da portare sul palco, di fronte ad un folto pubblico.
recensione Vitaminic (marzo 2010)
Piace molto, Simona Gretchen. Piace a molti e tutti sembrano apprezzare questo suo essere la-nuova-prossima-uguale-a-qualcosa. I paragoni, ecco, si sprecano: Luci Della Centrale Elettrica, Cristina Donà, Patti Smith, Nico … Un crescere di vezzi ed elogi. Siamo tutti pronti a dire: Ecco la nuova novità, ecco il cavallo vincente, ora svoltiamo. Io, però, mi riservo dei sani dubbi. Gretchen pensa troppo forte non è un disco da un solo sorso, è vero. Ti aggredisce con due accordi basilari, una martellante Alpha Ouverture che è un inizio in grande stile. Stupisce con lirismi e arrangiamenti di ottimo pregio. Grande ritmo, bei suoni, voce ad hoc, parole pressanti. Ma già da Le mie fate la nostra Gretchen comincia ad assomigliare al solito cantautorato intimistico-arrabbiato al femminile. Riprende forza con Cera. Stupisce con Fockus. Su e giù, noia e gaudio, grida isteriche e parole importanti, interesse e stitichezza. Bisogna estenuarlo, l’ascoltatore. Simona è cantautrice novella da seguire su un ottovolante di emozioni dove non sai se eccitarti per le salite o provar paura e disagio nelle discese. Deve essere questo il segno di chi riesce a scuotere e far parlare di sé. Quindi via, a piccoli sorsi la nuova stella raccoglie gocce di dissetante apprezzamento, e chissà che un giorno non sia proprio lei, il termine di paragone.
Chiara Leandri
http://www.vitaminic.it/2010/03/simona-gretchen-gretchen-pensa-troppo-forte-disco-dada-records/