Archivio di agosto 2010
intervista Beautiful Freaks
Noterete ovvi anacronismi e frasi poco sensate sparse qua e là … il tutto è dovuto al semplice fatto che questa intervista sia stata rilasciata in primavera e il numero 36 di Beautiful Freaks sia uscito solo ora. Insomma, sono strana, ma schizofrenica no. Grazie a Beautiful Freaks e buona lettura a voi. [S. G.]
Gretchen Pensa Troppo Forte è l’esordio solista di Simona Gretchen che dopo un passato da bassista per i Karmica* si dedica ora anima e corpo a dei pezzi davvero personali e singolarissimi. In bilico tra il cantato e il declamato su un tappeto sonoro urticante e tagliente la Nostra ci propone undici brani davvero originali e preziosi che fanno davvero ben sperare per il suo futuro artistico e anche per il nostro di ascoltatori che da tanto tempo non avevamo tra le mani un esordio di tale (…)
Abbiamo approfondito con qualche domanda la conoscenza di Simona.
Cosa c’era prima dei tuoi lavori da solista? Suonavi in qualche gruppo? E come sei arrivata a questa dimensione?
C’ero io alle prese con svariate band punk e indie-rock che si sono susseguite per 7/8 anni, in cui ho militato come bassista o come chitarrista. Sono arrivata a questa dimensione dopo essere uscita dai Karmica* (per semplici divergenze artistiche emerse dopo più di due anni). Volevo rimettermi in gioco con un progetto finalmente mio, in cui scrivessi testi e musica personalmente. E diverso da quel che avevo fatto fino a quel momento.
Soddisfatta di come è venuto fuori il nuovo lavoro?
Assolutamente sì. Ho la fortuna di essere circondata da uno staff di persone che mi valorizzano per quello che sono, e che non hanno mai tentato di snaturare nulla di me e delle mie idee artistiche. Non finirò mai di ringraziare Lorenzo Montanà per la sua produzione artistica, Gianluca Lo presti per avermi sostenuta sin dall’inizio, e ora i due musicisti che mi accompagnano dal vivo, Lorenzo Soldano e Andrea Raffaele, che hanno creduto nel disco al punto da prestarsi ad accompagnarmi nella sua promozione live. Senza dimenticare il violino e la viola di Nicola Manzan, la cui presenza ha impreziosito ulteriormente Gretchen Pensa Troppo Forte.
I tuoi testi, il modo in cui interpreti le canzoni, soprattutto la tua non-convenzionalità, passami il termine sono a mio parere le tue armi migliori. Mi hai sempre dato l’impressione di essere un artista che se la vuoi ascoltare ti devi impegnare a stargli appresso e cercare di entrare nel suo mondo … una persona che lascia poco alla mediazione. Sbaglio?
Non sbagli. La mediazione ha senso se parliamo di qualcosa che debba portare a qualcosa di utile … o di Economia, non so. L’Arte è pura empatia, è fatta di schegge impazzite. Mi piace chi dice sempre la verità (la sua, ovviamente), a costo di far male. Preferisco che mi si ami o mi si odi. Basta che la cosa sia sincera.
Normalmente nella stesura delle canzoni segui un percorso più o meno fisso o ogni volta il processo creativo cambia?
Il processo può cambiare di volta in volta. Mi piace non darmi regole prestabilite in questo senso. E’ capitato che scrivessi testi che solo successivamente abbiano trovato la loro più consona dimensione musicale, ma è anche capitato che un brano scaturisse da un riff di chitarra o di basso, o da un giro suonato al piano.
Cosa pensi degli accostamenti tra il tuo stile vocale e quello di Giovanni Lindo Ferretti? Non pensi sia un po’ troppo sbrigativo? Cioè un rimando può anche starci ma tu, nonostante la tua giovane età, mi sembri già ben definita e ricca di personalità.
Beh, ti ringrazio. Comunque l’accostamento non può che farmi onore. Per quanto, come ovviamente ogni artista dovrebbe cercare di fare, non miro a emulare lo stile di nessuno in particolare, il fatto di essere stata affiancata a determinati nomi dalla stampa mi ha tutt’altro che infastidito. Anzi, a volte di fronte alla mole dei soggetti citati (vedi lo stesso Ferretti, o Cristina Donà, o uno dei miei preferiti in assoluto, Godano), mi sento parecchio imbarazzata.
C’è invece qualche artista che ha inciso più di altri nella tua formazione artistica?
Tre figure femminili: Nico, Patti Smith e PJ Harvey. Il grande Leonard Cohen. Come scrittore ancor prima che come cantautore. Se guardo agli autori italiani, mi vengono in mente, fra gli altri, Godano, De André, per certi versi Nada e Carmen Consoli. Ma più che al cantautorato riconosco di essere legata a band, di oggi e del passato.
E qualcuno con cui moriresti dalla voglia di suonarci insieme?
Stiamo in Italia: con i Verdena, probabilmente. Devo ancora trovare un’altra realtà italiana capace di trasmettermi dal vivo quello che loro riescono a darmi (se escludo, ma la questione diventa ben più complessa ed estrema, i grandissimi Zu). Nel senso più puro e viscerale del termine. E rappresentano uno dei rari casi in cui di disco in disco si possa riscontrare un’evoluzione interessantissima. Di solito le band mi deludono, dopo i primi due o tre dischi. Invece Requiem è incredibile, secondo me. Ma sono tanti gli artisti con cui sarebbe splendido collaborare, e la lista temo sia troppo lunga!
Al momento come stai promuovendo il cd?
Dopo le recensioni e qualche intervista, sto promuovendo il disco presso varie radio che mi hanno con mio immenso piacere invitato e sto suonando il più possibile dal vivo. Se a novembre e dicembre c’è stato qualche live entro regione (abbiamo suonato a Bologna, Forlì, Faenza, la mia città) dal 30 gennaio (al Bronson di Madonna dell’Albero, Ravenna) è partito il tour vero e proprio, che toccherà Torino, Genova, Roma, Recanati, Milano ed è tutt’ora in via di definizione.
E in futuro? Cosa dobbiamo aspettarci?
Io cerco di non aspettarmi mai un bel niente. Il futuro è un buco nero, preferisco concentrarmi sul presente. Per come sono andate le cose finora, i riscontri che il disco ha avuto sono andati oltre ogni mia più rosea aspettativa. Mi sento semplicemente molto felice, per quello che mi accade, artisticamente parlando, e molto grata a chi mi ha sostenuto.
Chiudiamo come al solito chiedendoti di segnalare qualche artista delle tue parti ai lettori di BF!
Una band: i Kisses From Mars, di Ravenna –rock psichedelico-. Gli Schonwald, con la voce e il basso di Alessandra Gismondi. E un cantautore di gran classe, Mattia Tarabini –in arte Padre Gutiérrez-, di Carpi. Qualche tempo fa mi ha omaggiato di una cover (splendida) di O Nostre Pelli. E’ancora sul suo player, se avete curiosità date un’occhiata alla sua pagina MySpace. Elegante e tagliente, ve lo consiglio.
A.P.
http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2010/08/bf_36.pdf
recensione Shiver (agosto 2010)
Stati di agitazione. Rumori, saltuari momenti di distorsione sonica, quasi a voler creare un sottofondo ideale a voler spiegare i propri sentimenti. Poi, momenti di calma, dove la furia sotto vesti più placide ricompone tutto. Questo forse basterebbe per farvi comprendere il lavoro d’esordio di Simona Gretchen, ma andiamo avanti. Sin dalle prime note e parole di Gretchen pensa troppo forte si intuiscono una forte capacità espressiva e quel cantautorato, quasi sempre folk, figlio di Giovanni Lindo Ferretti e fratello delle Luci della centrale elettrica, generando fiumi in piena che sgorgano affermazioni e ragionamenti (sentimenti) sotto forma di espressione politica.
C’è una sensibilità e una percezione della morale con pochi pari nella giovane Gretchen, e questo, insieme alla rabbia con la quale si esprime, è il punto di forza dell’album. Rabbia nelle parole, ma anche rabbia nei suoni, come si intende dal ruvido esordire di Alpha Ouverture, dalla pungente Fockus o dalla tensione di Ieri. Per il resto viene avanti la tregua, la pazienza (mai troppo equilibrata però) nelle quali la Gretchen fonda i suoi pensieri, sempre e comunque in uno stato di forte collera espressiva, quest’ultima presa a braccetto soltanto dagli onnipresenti sguizzi di cattiveria nei suoni. Si gusta, durante la mezzora o poco più dell’ascolto, questo saper ben alternare i vari fattori sopracitati, ricordando un po’ i modi di fare di Giorgio Canali (tra l’altro, ditemi se le chitarre elettriche di Simpatia per B.C. non sembrano di sua proprietà). Ma anche i testi, diretti ed incisivi, sono tra i portabandiera dello stile della Nostra. Testi spesso difficilmente decifrabili, a metà tra ira annebbiata e limpida chiarezza, un po’ poetici ed un po’ autobiografici. Temi, a farla breve, che si presentano come veri megafoni per chi vuole mettere in primo piano i disagiati (O Nostre Pelli, ad esempio, è il pezzo più impegnato dell’intera raccolta).
In conclusione, la Gretchen (a poco più di 20 anni) pensa davvero troppo forte, dimostrando carattere e una forte personalità, caratteristiche che saranno probabilmente le chiavi per le porte del trionfo e per la sua personale consacrazione artistica.
Davide Ingrosso
http://shiverwebzine.com/2010/08/03/simona-gretchen-gretchen-pensa-troppo-forte-2009-disco-dada-rec/