Daniele Catena intervista Simona Gretchen su Aut (aprile 2010)

Claustrofobica e intrigante

Simona Gretchen è nuova nel panorama musicale. Ha appena pubblicato il suo primo album solista, Gretchen pensa troppo forte, e noi di Aut ve lo consigliamo. Cantautrice indie/folk/noise, la Gretchen ci racconta della sua musica e dei diritti negati nell’intervista che le abbiamo fatto.

Come ti descriveresti per farti conoscere dalle persone che ancora non hanno ascoltato i tuoi lavori?

Mi hanno definito come una cantautrice indie/folk/noise. Credo che in fondo la cosa abbia senso: il disco che ho pubblicato, Gretchen pensa troppo forte, che è il mio primo disco da solista, è il risultato dell’impegno nel miscelare l’influenza che su di me hanno avuto artisti come Leonard Cohen, Fabrizio De André, Angelo Branduardi, solo per citarne alcuni, con il mondo musicale nel quale sono propriamente cresciuta, fatto di sonorità aspre e spesso violente, di concerti hardcore, di noise, grunge, wave, e di esperienze musicali in band indie e punk (come chitarrista e bassista).

La tua musica è un melting pot di sonorità folk e rock mentre le parole sembrano essere studiate e poste insieme per ottenere un particolarissimo effetto che affascina. Come crei il tuo stile? Quali sono le tue muse?

Cercando, appunto, di fare un passo in avanti su un percorso (peraltro già recentemente intrapreso da altri artisti, giovani e meno giovani) che ci sta via via portando al di là delle barriere del cantautorato tradizionale, per farlo implodere e ridefinirne l’assetto. Personaggi come Nico o PJ Harvey mi hanno decisamente ispirato in questo senso. Voglio che i miei testi siano profondamente autobiografici, voglio creare catarsi, voglio osare forzando la metrica. Voglio che un arrangiamento sia funzionale alle liriche (o alle declamazioni) che sostiene, ma allo stesso tempo evochi atmosfere e fascinazioni che si reggano autonomamente.

Alpha Ouverture è un pezzo potente, isterico, quasi tribale. Che tipo di distribuzione hai scelto e come è nato il concept del video?

Alpha Ouverture non ha avuto una distribuzione vera e propria. E’ il brano d’apertura del disco, capace di introdurre chi è in ascolto all’atmosfera onirica (e, diciamolo pure, un po’ inquietante…) di cui è poi pervaso l’intero Gretchen pensa troppo forte; per questo l’abbiamo scelto come potenziale singolo e ne abbiamo girato un video. Nicola Pederzoli e Marco Tassinari sono stati fantastici nel cogliere nelle riprese, e ancor più in fase di montaggio, quella dimensione distorta e un po’ morbosa che ne doveva trapelare. Mi piace l’idea che il risultato sia allo stesso tempo claustrofobico e intrigante. E sono felice del fatto che in molti abbiano riconosciuto che si sia parecchio osato, rispetto ai canoni italiani, in certe scelte stilistiche e di contenuto, nella realizzazione del videoclip in questione. Video che ha fra l’altro ottenuto un’esclusiva sul sito di Rolling Stone, qualche tempo fa. Ora lo si può trovare su YouTube o sulla mia pagina MySpace.

Qual è il tuo rapporto con la comunità glbt e cosa pensi dell’attuale situazione dei diritti?

Ne sono parte, sono bisessuale dichiarata. Penso che ci siano molte lacune, quanto a diritti abbiamo un mucchio di strada da fare, e l’omofobia non diminuisce. Anzi, a volte ho l’impressione che certa violenza sia un fenomeno in aumento. Figlia, come spesso accade, dell’ignoranza e della noia. E, nondimeno, del fatto che siamo ancora troppo in pochi a fare coming out. Quanto a questioni su cui si dibatte spesso, come il matrimonio omosessuale, dico solo una cosa: io lo abolirei come istituzione, il matrimonio, non faccio testo. Ma, finché esiste, non capisco perché ci sia qualcuno che abbia diritto di decidere con chi ci si possa o meno sposare o crescere bambini. Non ho mai creduto nella famiglia intesa in senso tradizionale… E non fraintendetemi, la mia non è rivalsa personale: i miei genitori si sono sposati in chiesa e sono persone inattaccabili sotto qualsiasi punto di vista, che hanno una loro coscienza e una loro etica. E che comunque mi hanno sempre rispettata. Dico solo che il mondo là fuori è fatto di tanto altro e non basta accontentarsi della propria isola felice se si vogliono migliorare le cose per tutti… C’è un sacco di gente che non è cresciuta nella serenità in cui sono potuta crescere io. La politica, la vera politica, è di questo che dovrebbe occuparsi, fino a prova contraria. E sono disgustata dalla leggerezza, dalla volgarità e spesso dall’incompetenza con le quali vengono affrontati determinati temi in questo Paese.

Gli artisti gay sono tanti ma davvero in pochi fanno coming out. Cos’è tutta questa paura di venire allo scoperto e soprattutto, perché dissimulare? L’ambiente musicale è davvero così omofobo o la paura è solo uno stato mentale nella testa degli artisti?

In realtà non saprei. Io consiglio sempre e comunque il coming out a chiunque. Venire allo scoperto in massa penso sia l’unica vera strada possibile per sbattere la realtà in faccia a chi non coglie evidentemente la rilevanza del fenomeno. E per abbattere via via l’omofobia che è comunque, in alcuni ambienti maggiormente e in altri in modo minore, presente. Scherzi a parte, credo il primo passo da fare sia mandare a quel paese il proprio stato mentale (non dico sia semplice per tutti allo stesso modo, ma che ne valga la pena sicuramente sì) e uscire fuori. Ne sono profondamente convinta. Nel frattempo, una nota positiva: noto molta solidarietà all’interno della comunità glbt. Fra artisti poi, la cosa diventa ancora più evidente. Trovo fondamentale che si possa contare su una comunità di persone unite, e non divise, dalle stesse speranze per una situazione futura migliore (si spera)  non troppo lontana.

di Daniele Catena

http://www.muccassassina.com/upload/pdf/aut_04_2010.pdf

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