recensione Rock Shock (dicembre 2009)
Simona Darchini è una cantautrice di ventidue anni che ha i capelli rosso fuoco. Da questo appariscente caschetto scarlatto si possono intuire alcune cose, come il fatto che Simona non sia una ragazza ordinaria, che abbia qualcosa di fatato e al tempo stesso di stralunato.
Ascoltando l’esordio di Simona Darchini, in arte Simona Gretchen, le supposizioni sul suo carattere vengono confermate. Gretchen Pensa Troppo Forte è un disco eccentrico, in costante bilico tra un folk che si lascia ispirare dalle ballate medioevali, dalle melodie gotiche e fiabesche e dalle canzoni di protesta, e un songwriting criptico e disperato, accompagnato da chitarre grezze, che rimanda al fascino cupo dei CCCP e di Le Luci Della Centrale Elettrica.
Gli undici brani del disco sono caratterizzati da arrangiamenti scarni e da testi che sembrano poesie ermetiche, declamate da una voce quasi teatrale. Tutto ciò porta l’ascoltatore in un mondo irreale ed enigmatico, dove Simona Gretchen, un po’ fata e un po’ strega, si muove con delicato incanto.
Alpha Ouverture ha una sezione ritmica tribale e atavica, contaminata da chitarre sporche e da un canto cupamente modulato, tanto da sembrare un inno sacro eseguito in un rito propiziatorio.
Le Mie Fate e Due Apprendisti sono delle nenie spiritate, condotte da una chitarra acustica inquietante e da suoni sinistramente distorti, mentre Fockus, Simpatia Per B.C. e Ieri esprimono il lato più aggressivo di Simona: chitarre tirate, arrangiamenti grezzi e volutamente non ridefiniti, voce rabbiosa e accusatoria.
Due sono i brani particolarmente affascinanti: Cera, perfetta unione tra la tradizione della canzone di protesta di Giovanna Marini e il folk statunitense, da cui attinge le atmosfere intimiste, e Vuota, che inizia come una canzone garbata e bucolica, dominata da note cristalline, per poi incupirsi con un violoncello che dipinge la scena di un malinconico color seppia. Ugualmente bella è anche O Nostre Pelli, dove sono presenti un pianoforte barocco e disturbante e una voce tagliente, che rende la Gretchen una Tori Amos più animosa ma ugualmente ossessionata. In conclusione, Non Trovo Più Le Chiavi, una filastrocca ipnotica e spaventosa.
Arrangiamenti che trovano il giusto equilibrio tra rozzezze lo-fi e delicatezze folk, testi profondi e personali, una voce carica di intenstà. Simona Gretchen è uno dei nomi più promettenti del songwriting femminile italiano, ormai sempre più folto e vivo. Tremate, le streghe sono tornate.
Sofia Marelli
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