recensione Velvet Goldmine (dicembre 2009)
Simona Darchini, in arte Gretchen, ha solo ventidue anni ma ne dimostra almeno una decina in più, sia come scrittura che come bagaglio culturale musicale; novità e scoperte simili, negli ultimi anni, sono ben accette, molto grezze ed oscure. E’ così che ci piacciono.
Molto originale come album, le sue canzoni seguono una linea propria che, ascolto dopo ascolto, viene vista chiaramente anche dall’ascoltatore; i testi sono un pugno nello stomaco, immagini dirette ed esplicite, mentre il suono è povero ma ben strutturato. La chitarra, il piano e poco altro, colorano la voce, la quale riesce ad animare le parole dette tra i denti.
Musica così ce ne vorrebbe di più, un miscuglio tra CCCP, Cristina Donà, Ustmamò, Luci della Centrale Elettrica e Massimo Volume. Il suo pensare troppo forte ha dato origine a queste undici perle scure, speriamo solo che sia solo l’inizio di una bellissima scoperta, non il risultato di un qualcosa che non si potrà ripetere.
Per il resto, ascoltatelo a fondo.
Hank
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