recensione Vitaminic (marzo 2010)
Piace molto, Simona Gretchen. Piace a molti e tutti sembrano apprezzare questo suo essere la-nuova-prossima-uguale-a-qualcosa. I paragoni, ecco, si sprecano: Luci Della Centrale Elettrica, Cristina Donà, Patti Smith, Nico … Un crescere di vezzi ed elogi. Siamo tutti pronti a dire: Ecco la nuova novità, ecco il cavallo vincente, ora svoltiamo. Io, però, mi riservo dei sani dubbi. Gretchen pensa troppo forte non è un disco da un solo sorso, è vero. Ti aggredisce con due accordi basilari, una martellante Alpha Ouverture che è un inizio in grande stile. Stupisce con lirismi e arrangiamenti di ottimo pregio. Grande ritmo, bei suoni, voce ad hoc, parole pressanti. Ma già da Le mie fate la nostra Gretchen comincia ad assomigliare al solito cantautorato intimistico-arrabbiato al femminile. Riprende forza con Cera. Stupisce con Fockus. Su e giù, noia e gaudio, grida isteriche e parole importanti, interesse e stitichezza. Bisogna estenuarlo, l’ascoltatore. Simona è cantautrice novella da seguire su un ottovolante di emozioni dove non sai se eccitarti per le salite o provar paura e disagio nelle discese. Deve essere questo il segno di chi riesce a scuotere e far parlare di sé. Quindi via, a piccoli sorsi la nuova stella raccoglie gocce di dissetante apprezzamento, e chissà che un giorno non sia proprio lei, il termine di paragone.
Chiara Leandri
http://www.vitaminic.it/2010/03/simona-gretchen-gretchen-pensa-troppo-forte-disco-dada-records/