Articoli marcati con tag ‘Simona Gretchen’
Mucchio Extra: 50 album di rock (in) italiano 2001-2010
Gretchen pensa troppo forte è sul Mucchio Extra, segnalato fra i 50 album fondamentali di rock (in) italiano dell’ultimo decennio.
[ ... ] la songwriter di Faenza asseconda un’incontenibile urgenza comunicativa e opta per soluzioni aspre, sghembe e tutt’altro che accomodanti, chitarre elettriche e acustiche, un canto vicino alla declamazione e liriche tendenti al dark [ ... ] un disco straordinariamente riflessivo nell’urlare la propria, orgogliosa difformità [ ... ]
Slam X – scrivere rivoluzione a tutti i costi
Al Cox 18 di Milano, sabato 26 novembre, si è tenuto il festival di reading e performance Slam X, organizzato da Agenzia X.
Rassegna stampa:
http://www.agenziax.it/?nid=435
Grazie ad Andrea Scarabelli e Marco Philopat.
“Lacrima/Pantera” – The Death of Anna Karina: ora anche in vinile
Interrompo il silenzio per dirvi che è appena uscito il vinile dell’ultimo album dei TDOAK (qui le date del tour: http://www.thedeathofannakarina.com/), co-produzione Tannen Records/Simona Gretchen/Unhip Records.
Per ordinarlo visitate il sito della Tannen (http://www.tannenrecords.com/site/vinyl/firy11–lacrimapantera/) o mandate un’email.
THE DEATH OF ANNA KARINA
Hardcore band nata nel 2002, il suo debutto riscuote ottimi riscontri anche all’estero (i TDOAK si esibiscono infatti in Germania, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Spagna, Belgio) e la porta a incidere alcuni singoli per l’americana Slave Union e la belga Mashnote. Il primo disco dei TDOAK si consolida come un must nella discografia HC-screamo europea. Unhip Records pubblica il loro secondo album, New Liberalistic Pleasures, che acquista credito anche al di fuori del circuito underground. Nel 2009, con l’aiuto di Giovanni Ferliga e Giulio Ragno Favero, i TDOAK registrano l’ultimo disco, Lacrima/Pantera (Unhip, 2011), che segna la svolta della band verso il cantato in Italiano.
recensione e intervista (DIY) su Headcleaner
Patti Smith e Giovanni Lindo Ferretti un giorno si sono incontrati nei piani sottili e, vuoi per puro diletto, vuoi per emulare antiche divinità, hanno generato una creatura multiforme cui è stato dato il nome di Simona Gretchen! Quello che potrebbe sembrare l’incipit di una sceneggiatura fantasy di serie B è in realtà la sensazione che si prova ascoltando Gretchen pensa troppo forte, di Simona al secolo Darchini, di anni 24, da Faenza.
Suono un po’ lurido in stile Sonic Youth o C.S.I., ma senza batteria, Simona sputa versi ripetuti come un mantra ossessionante di orwelliana memoria, se non nel contenuto, certamente nell’effetto. Una cantilena elegiaca, immaginifica e potente, pura poesia che scartavetra le baleniere!
bountyD
http://www.headcleaner.eu/wordpress/?p=380
L’intervista (DIY):
http://www.headcleaner.eu/wordpress/archives/2116/#more-2116
“Venti e tre” su “Hits of the Freaks vol. VIII”
10 brani in download su Beautiful Freaks, fra cui “Venti e tre”.
Grazie a Beautiful Freaks e Lunatik!
http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/09/hits-of-the-freaks-vol-viii/
recensione di “Venti e tre” su Mag-Music
Il debutto di Simona Gretchen raccolse buoni voti e belle parole da un po’ tutte le parti, critica e pubblico. Anche a me, dedito a tutt’altri registri sonori, l’album piacque non poco. Ma francamente, più che le canzoni, ciò che veramente risultava attraente era l’attitudine da punk del nuovo millennio, il nerume dark, la rabbia espressiva e quel suo modo di cantare e di esprimere il proprio pensiero che altri non ricorda che l’intellettualmente compianto Giovanni Lindo Ferretti.
Senza dubbio, il punto forte della Gretchen era e rimane la forte e sincera capacità espressiva. Quella capacità che, anche in questo sette pollici dall’enigmatico titolo Venti e tre, sembra non perdersi. Due soli brani: l’omonima Venti e tre e Venus in Furs, cover dei Velvet Underground. La prima, eccetto delle nervose chitarre in distorsione ed una batteria spacca timpani, si rifà allo stesso stratagemma che alzava alla gloria l’album d’esordio: quel carattere post-punk e il già citato cantato lacerante à la Ferretti, con quel ridondante repeat La mia giovinezza ha un fine, ma ha vita breve. La seconda, invece, mette allo scoperto la femminilità della Nostra, in una solenne ma sveglia ed introspettiva nenia da chitarra e voce accompagnate da battiti ancestrali e primitivi.
Che questa mini apparizione servisse a preparaci al prossimo album è ben chiaro, ma se la nostra paladina saprà aggiungere nei suoni quel picco d’originalità in più che qui ancora manca, beh allora sarà molto bello leggere ancora una volta i voti e le belle parole di cui sopra.
Davide Ingrosso
http://www.magmusic.it/2011/09/10/simona-gretchen-venti-e-tre/
“Generazioni”, tributo al Santo Niente, e “Canzoni della Notte e della Controra”, di Umberto Palazzo, su Rumore
Palazzo ristrutturato
Non possiamo dire che Generazioni, tributo per Disco Dada al Santo Niente, sia un destinato alla Storia. Eppure funziona. Qualche ottimo brano, qualche riempitivo. Fa parte del gioco nei dischi fatti più con il cuore che altro. Un lavoro che si ascolta però con piacere, per il valore dei singoli brani. Canzoni come Junkie (Simona Gretchen ammette, ironica: Potrei averla scritta io. Con anni di ritardo. E sicuramente peggio), Cuore di Puttana (per Dave, degli Zippo, la più adatta a ricordare quello che in Italia, nessuno ha avuto le palle di fare), Maelstrom (Amiamo in blocco [Sei na ru mo'no wa na 'i], sentenzia Igor dei Devocka), sono tanto radicate nei cuori degli indie che quasi potrei esserci anche io con la mia Nuove Cicatrici versione doccia. Luna Viola, qui ripresa da Giorgio Canali, è bellissima; ed è lui stesso a confessare che doveva essere in uno split SANTOFUOCO & ROSSONIENTE ma, purtroppo, visto che io e Umberto siamo dei cazzoni, non uscirà mai. E’ Aria, ulteriormente vitaminizzata da Lorenzo Montanà, Sono ormai anni che la suono, ci dice Tying Tiffany e Gianluca Lo Presti di Nevica Su Quattropuntozero (qui con una Elettricità molto 80′s) aggiunge: Nel ’97 a trent’anni suonati andavo ad ascoltarli nei centri sociali. Anni dopo lavoriamo fianco a fianco per questa release. Ecco, questo fa strano. Intanto Il Posto delle Cose da non Trovare (spolverata da Lilies On Mars) e Santuario (ipnotica con i CFF e il Nomade Venerabile) ci ronzano ancora in testa. Uno schiaffo morale, come ci suggerisce Ilenia Volpe, che ben rappresenta la sottesa importanza d’un disco così.
Giorgio Moltisanti
[Rumore, sett 2011, p. 78, dove trovate anche la recensione al nuovo disco di Umberto Palazzo, Canzoni della Notte e della Controra, Disco Dada]
“Venti e tre” su Shiver: la critica si sdoppia
[la stroncatura di Max Sannella e la replica di Simona Cannì apparse su Shiver]
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Avevo già ascoltato il precedente Gretchen pensa troppo forte, ma non c’era stato nulla da fare. Mettiamola così, può darsi che sia un nuovo caso, magari la piega sversata dell’indie o la rivolta dei sensi che evocano paradossi e trucioli di pensieri ermetici, ma questa Simona Gretchen, rockeuse from Faenza, non convince per definizione, lascia indifferente sebbene premiata dal Mucchio e osannata da penne in cerca di rassicurazioni e conferme assolute, e Venti e tre è il vinile sette pollici appena uscito e tirato in sole 500 copie, contiene due sole canzoni Venti e tre e, sul lato b – si è scomodati pure i Velvet Underground nella cover di Venus in furs; non che le qualità della Gretchen siano spompate al di qua del post-moderno travestito da post rock, ma non creano quel semiotico paradosso abbastanza grosso da far urlare alla miracolistica express o all’evocazione delirante di una nuova maledetta che tra filosofia e pedaliere ci può turbare le notti elettro-insonni. Quel che abbiamo invece sottomano, più che un asettico esercizio stilistico – ovviamente di origini e derivazioni altre e non proprie – sembra un prova atonica, di quelle che si registrano in cameretta sognando di essere star sui grandi palchi, quel limbo atmosferico che – ripeto nonostante gli sforzi – cerca di nascondere una palese mancanza di creatività dietro lo sfoggio di una serietà psichedelica e rude. L’artista Gretchen è ansiosa, trasmette turbamenti e paranoie, una specie di manna al contrario di divagazioni ombrose, bui presagi e torbide sensazioni, un senso ripetitivo d’angosce che in Venti e tre viene gettato in pasto a chitarre compresse, distorte dietro un parlato sloganistico, ossessivo, mentre Venus in furs diventa un mantra medievale cantato da una Tori Amos sotto effetto di funghetti allucinogeni. No, proprio non ci siamo, o meglio Simona Gretchen non c’è, è una delle tante eroine per caso che pullulano e fanno cucù dal di sotto dell’underground per provare a fare sensazione, mentre - in controcanto – non fanno altro che favorire l’auto-illusione di se stesse e di tante mediocri imitatrici. Rock is dead? No, ma se si va avanti così l’ossigeno è vitale!
Max Sannella
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Non è vero che per fare un cantautorato maturo, che non si lasci trascinare in ingenui inni generazionali, incerte dissolvenze di amori andati a male e maledizioni wicca contro il sistema su cui è impresso il tessuto sociale, è necessario aver oltrepassato i trentacinque anni e almeno il terzo disco, ammesso che il secondo sia riuscito a sopravvivere agli stroncamenti della critica. Simona Gretchen a 22 anni e al suo album di debutto Gretchen pensa troppo forteha dimostrato di essere perfettamente in linea con l’idea di un songwriting nato adulto, che non rimane incastrato tra le maglie di una perpetua sindrome da peter-pan e che esula assolutamente i temi e gli stilemi della scrittura al femminile, spesso troppo incazzata e solo superficialmente. Nell’attesa del suo secondo album, Simona Darchini ci tiene all’erta con un vinile 7’’ a tiratura limitata dal titolo Venti e tre, con un brano per lato: la title-track e la cover di Venus in furs dei Velvet Underground, forse per non smentire gli echi dei paragoni con Nico e sconfessare, invece, quelli con Cristina Donà. In Venti e tre, mantiene diretto il legame con Gretchen pensa troppo forte, ma sembra, in qualche modo, voler trascendere il passato attraverso il superamento a una seconda fase del suo percorso da cantautrice, probabilmente dato anche dalla velocità con cui a vent’anni cambiano le cose e di come le responsabilità colgano di sorpresa. Il brano, infatti, oltre a recitare fino all’oblio la mia giovinezza ha un fine, ma ha vita breve, quasi a suggellare la riservata capacità della Darchini di saper distinguere i diversi gradi dei percorsi di formazione personale, anche musicalmente sembra diluire con ancor maggiore destrezza i suoni e le sue chitarre distorte, che tanto ci avevano costretto a batter piede e a dimenare il capo nel precedente album. La Venus in furs della faentina è tutt’altro che scontata, nonostante tenga fede al carattere forte e marcato che distingue la sua vena cantautorale; la sua rivisitazione, infatti, sottolinea gli aspetti più eterei del brano dei Velvet Underground con doppie voci e ritmi minimali. Venti e tre è una porta aperta verso il futuro della giovane cantautrice, che spero non si faccia attendere ancora molto per l’uscita del nuovo album e non deluda le altissime aspettative poste su di lei, perché Simona Gretchen è un’indisciplinata sorpresa nel panorama musicale italiano e non deve smettere di pensare troppo forte.
Simona Cannì
“Venti e tre”: Marco Renzi su Audiodrome
Ritorna e lo fa con una doppietta.
Non con un doppio disco ma con due canzoni. Eh sì, perché dopo l’ottimo Gretchen pensa troppo forte ci voleva qualcosa per stemperare l’attesa di un nuovo lavoro di Simona Darchini, qualcosa che facesse da spartiacque, per dare a intendere questo: l’esordio non è stato un colpo di fortuna. Già, perché il brano Venti e tre torna a mettere in evidenza tutte le capacità della cantautrice romagnola. Un pezzo pieno di rumore, un fluire di parole declamate à la Ferretti ma con attitudine da Polly Jean Harvey. Parole che, nonostante il loro essere introspettive, mettono in gioco una grande forza politica, se proprio si vuol scomodare un termine controverso, troppo spesso usato a sproposito (e qualcuno accuserà pure me d’aver scritto una cazzata, ma pazienza). Chitarre ruvide ed abrasive, ritmiche a tratti ossessive: Rock nella più pura accezione del termine, e una piccola esplosione che coinvolge meno di due minuti del nostro tempo e dalla quale è difficile non rimanere quantomeno colpiti.
Fa capolino poi una cover molto coraggiosa. Si tratta di Venus in furs, a firma Velvet Underground. Confrontarsi anche con la peggior canzone scritta da Lou Reed deve essere un compito a dir poco arduo: figuriamoci con una delle migliori, tratta dal disco con la Banana. La versione di Simona non stravolge l’originale ma la omaggia, e lei riesce anche a renderla un po’ sua. Una piacevole dichiarazione d’amore verso un gruppo sempre citato tra le principali influenze della musicista in questione.
Il voto non potrà essere elevato perché con due canzoni, di cui una sola autografa, non ci si può sbilanciare più di tanto. Senz’altro, se questo livello verrà mantenuto nel prossimo, eventuale album, non c’è che d’attendere speranzosi. Mezza stella in più.
Marco Renzi
http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7754